Le tasse ai Casinò italiani

L’immobilismo che sta percorrendo il destino di due grandi e rinomati casinò italiani lascia senza parole poiché da tale destino dipende l’esistenza di tante risorse e di tante famiglie oltre che, naturalmente, la sopravvivenza o meno delle strutture. Quindi, qualsiasi sforzo si intenda fare bisognerebbe farlo… in fretta. Si parla prima del Casinò di Venezia, storica struttura che però sta presentando non pochi problemi di gestione. Il Commissario Straordinario del Comune di Venezia ha rinviato alla prossima giunta comunale la decisione se procedere o meno con una seconda gara per l’affidamento a privati della gestione del Casinò poiché le urgenze da affrontare sono rilevanti e non di poco conto: dalla riduzione dei costi di gestione all’andamento in declino degli incassi che non sembra… fermarsi mai.

Anche il Casinò di Sanremo “naviga in acque assai agitate” per mancanza di chiari indirizzi gestionali. Si prevede che qualche decisione “definitiva” possa essere presa intorno a marzo ed aprile: sembra poco tempo in realtà, ma intanto il Casinò ha perso i tornei di punta di poker e sembra sempre più indeciso sulle scelte commerciali da portare avanti. Insomma in entrambe le strutture regna una confusione che non giova assolutamente all’immagine delle due Case da Gioco anche se Sanremo aveva chiuso lo scorso anno con risultati veramente pregevoli. Quindi, per “tenere alta la testa” di questi due famosi Casinò bisogna che qualcuno si prenda in fretta la responsabilità di decidere, le persone preposte ci sono, le idee da valutare anche…. non c’è più tempo da perdere.

Il nostro paese ed il gioco d’azzardo

Mentre nel nostro Bel Paese sembra non si tenga assolutamente conto di quanto il mondo del gioco d’azzardo abbia fatto a livello di risorse nei vari comparti del settore e nonostante il nostro Erario abbia attinto dal gioco cifre importanti per tanti anni, in Spagna non è esattamente così. La Comunità Autonoma di Murcia, appunto in Spagna, nella propria manovra finanzia per il 2015 si è disposta l’applicazione temporanea di tariffe ridotte per gli apparecchi da intrattenimento tipo B e C -l’equivalente delle nostre slot e degli apparecchi con piccoli premi- che variano tra i 3000 ed i 4400 euro per l’intero anno. L’applicazione di queste tariffe verrà effettuata a patto che gli operatori garantiscano gli stessi livelli di occupazione registrati per il 2014 e che siano in regola con tutti i pagamenti e le imposte durante l’intero anno corrente.

Una domanda, sentita questa notizia, sorge spontanea:”Perchè invece nel nostro Paese si sta facendo di tutto e si stanno usando tutte le armi per poter “annientare” il mondo del gioco d’azzardo (lecito)?” D’accordo che ogni Paese è un piccolo mondo a sé, ma certamente non ci vogliono menti eccelse per capire che le risorse -tante- che girano intorno al nostro mondo-gioco lecito, e che sono state create da questo settore, sono innumerevoli e sono risorse che nel periodo di crisi che ormai permane da lungo tempo per tutti i settori, sarebbero ancora “in giro a cercare un’occupazione”. Forse un bagno di umiltà italiano servirebbe molto… ed anche imparare qualcosa dalla vicina Spagna pure….

Le barricate alle Slot Machine

Cè ancora agitazione nel mondo degli operatori del gioco d’azzardo ed il motivo è lo scompenso creato dalla Legge di Stabilità con la sua richiesta di versamento dei famosi 500 milioni di euro. Tutta la Penisola ne è percorsa: ne va della sopravvivenza di tante micro aziende che nel gioco hanno creduto ed investito, ma che allo stato delle cose, si trovano nella impossibilità di subire ulteriori prelievi. Ecco perchè a Caserta vi è un progetto mirato a rafforzare il ruolo degli operatori, un movimento spontaneo che si è riunito raggruppando i rappresentanti di 172 aziende che gestiscono oltre 40 mila apparecchi da intrattenimento sul territorio. Il movimento, in attesa dell’attuazione della Legge Delega, vuole rafforzare e non distruggere la figura professionale del gestore come invece tenderebbe a fare lo Stato.

Si vorrebbe anche far nascere sul territorio una nuova associazione che possa essere in grado di affrontare i vari argomenti d’urgenza che vengono a toccare il mondo-gioco sempre più spesso e che possa affiancare Assotrattenimento che in questi anni ha ben rappresentato gli operatori del settore. Bisogna valutare nell’immediato la problematica del prelievo aggiuntivo imposto dallo Stato alla filiera: il prelievo andrà diviso tra le Vlt e le slot e la ripartizione dovrà ricadere sui vari soggetti della filiera come concessionari, gestori ed esercenti. Ecco, quindi, che Caserta -ed i suoi gestori- erge le “sue barricate” per combattere un dictat dello Stato, per fare un appello agli operatori in modo che restino assolutamente uniti poiché le varie divisioni sarebbero del tutto deleterie.

La libertà di giocare d’azzardo

È indubbiamente giusto che la società, le organizzazioni, le amministrazioni abbiano “tirato i remi in barca” e dopo aver spinto i cittadini verso il gioco d’azzardo -magari a volte ad oltranza- ora si rendano conto che il “rischio” è dentro ciascuno di noi ed il “gioco” è sfuggito di mano a chi ne tirava le fila. Quindi, è giusto che le istituzioni si facciano parte diligente ed intervengano su certe sfere di giocatori, ma il disagio che deriva dal mondo-gioco è una questione forse ancora più complessa e complicata: dove si trova il limite tra la legittimità del giocare divertendosi, e la patologia? Si può qualificare come malattia la scelta di chi, magari dotato di possibilità economiche “illimitate” decida di spendere i propri soldi alle slot, alle Vlt, alle scommesse divertendosi con gioia?

È sicuramente invece da stigmatizzare il comportamento di colui che assume lo stesso comportamento nei confronti del gioco avendo un reddito fisso e limitato, con una famiglia magari da mantenere: in questi casi l’intervento delle istituzioni deve essere tempestivo ed orientare i comportamenti dei singoli che spesso però si sommano a condizioni di disagio già esistente. Qui scatta la “lotta contro il demone” -il gioco- poiché è più semplice fare così piuttosto che rilanciare l’occupazione, migliorare la qualità della vita, occuparsi della sanità in genere: nascono, quindi, gli inviti al gioco responsabile. Questi spot e questi inviti sono solamente un calmiere emotivo e non serve certamente vietare una cosa per disciplinare il comportamento di ogni singolo individuo.